“Se vuoi vedere, impara ad agire.”
Heinz von Foerster
Intervista a Emmanuel Pagano
C’è chi studia tanto, ma arriva all’esame stanco. C’è chi conosce la materia, ma fatica a esprimerla. C’è chi ha talento, ma si perde tra ansia, procrastinazione, dubbi e scelte difficili.
Lo Student Coaching nasce per orientare ed accompagnare chi studia a superare difficoltà o a raggiungere obiettivi in relazione ad aspetti emotivi, comunicativi, organizzativi e decisionali che possono dare più “forma” anche al risultato finale.
Emmanuel Pagano è Coach Strategico e si occupa di Student Coaching, una specializzazione in ambito organizzativo e performativo rivolta a chi è impegnato in attività di studio. Dal settembre 2021 porta avanti il progetto di Student Coaching e, negli anni, ha lavorato come coach, student coach, docente e formatore con centinaia di persone impegnate in percorsi di studio, formazione, esami, scelte e passaggi professionali.
In un tempo in cui l’intelligenza artificiale sta trasformando il modo in cui apprendiamo, produciamo conoscenza e prendiamo decisioni, le competenze umane diventano ancora più decisive. Come ha osservato il Professore Francesco Billari, Rettore della Bocconi, in un mondo che produce sempre più informazioni diventa centrale la capacità di interpretarle, verificarle e usarle con consapevolezza. In questa direzione si inserisce anche la riflessione della Professoressa Paola Girelli sull’“imparare a imparare”, competenza chiave per trasformare i saperi in abilità concrete e operative.
Salve Emmanuel, molti studenti oggi hanno metodi, strumenti, appunti, video e mappe. Eppure fanno sempre più fatica. Cosa sta accadendo?
Sta accadendo che, spesso, “il troppo storpia”.
Uno studente può avere il metodo efficace, gli appunti fatti bene, il calendario “perfetto”, perfino l’app che monitora i progressi, eppure può continuare a rimandare; può studiare tanto e arrivare all’esame con la sensazione di sapere troppo poco; può prepararsi bene e poi bloccarsi quando deve parlare; può svegliarsi già stanco, con la testa piena e la sensazione di essere sempre in ritardo.
Il punto fondamentale diventa questo: meno “studiare di più”, più imparare a funzionare meglio dentro e fuori lo studio.
Molti studenti iniziano un percorso di Student Coaching perché sentono la necessità di diventare più efficaci e strategici.
Il punto è anche questo: ottenere risultati è importante, ma godersi il viaggio, innamorandosi dei processi e di come accadono le cose, con sforzi sostenibili, lo è ancora di più.
Quando lo Student Coaching è una risorsa strategica per lo studente e per l’università?
La vita dello studente, oltre a essere caratterizzata dall’apprendimento, è un percorso di cambiamento. Vi è una circolarità tra cambiamento e apprendimento. Se sento che non riesco a superare un esame nonostante l’impegno, farò più fatica ad apprendere. Se vivo l’apprendimento della materia con ansia per troppo tempo, imparerò meno e andrò in sovraccarico cognitivo.
“Prima di convincere l’intelletto occorre toccare e predisporre il cuore”, diceva Blaise Pascal.
Il cambiamento passa molto più per il sentire che per il capire, ed è lì che si interviene.
Uno studente universitario prepara esami, affronta scadenze, sceglie una facoltà, una magistrale, un tirocinio, un master, un primo lavoro. Vive aspettative familiari, si relaziona con i colleghi, sostiene colloqui, presentazioni in pubblico e progetti di gruppo.
Per di più, in questo scenario, l’intelligenza artificiale moltiplica strumenti, contenuti e possibilità. Proprio per questo, diventa ancora più importante offrire allo studente strumenti per imparare a selezionare strategicamente.
Lo Student Coach orienta e guida chi è impegnato in attività di studio a vivere esperienze di cambiamento concreto che impattano sui livelli di gratificazione, sull’apprendimento e sulla performance, contribuendo alla missione universitaria.
E allora, ad esempio, le decisioni diventano più sostenibili, la comunicazione più efficace e la performance si eleva come naturale evoluzione degli eventi.
Che cos’è, concretamente, lo Student Coaching?
Lo Student Coaching è una specializzazione in ambito organizzativo e performativo rivolta a chi è impegnato in attività di studio.
Lavora sul modo in cui lo studente affronta il proprio percorso: emotività, tempo, energie, comunicazione, decisioni e momenti di pressione.
Lo student coach è una figura complementare a docente, tutor e psicologo: il docente insegna la materia; il tutor aiuta a comprenderla; lo psicologo interviene quando una difficoltà assume una rilevanza clinica.
Lo Student Coach interviene quando le risorse di base ci sono, orienta e accompagna lo studente all’espressione dei suoi talenti.
Senza entrare nei contenuti disciplinari, lavora sulle condizioni emotive, comunicative, decisionali e organizzative che permettono allo studente di esprimere meglio ciò che apprende.
Quali sono le principali difficoltà che incontri negli studenti?
Esse riguardano la gestione dell’ansia, del tempo, delle energie, della comunicazione e delle decisioni.
Molti studenti, ad esempio, sanno cosa sarebbe utile fare (ad esempio, riposare meglio, gestire l’ansia, evitare lo studio all’ultimo momento, scegliere con più lucidità), ma faticano a farlo con continuità. Altri, invece, studiano troppo e il “più” diventa “meno”.
È proprio in questa distanza tra ciò che lo studente sa e ciò che riesce realmente a fare che lo Student Coaching trova il suo spazio, perché lavora sul funzionamento della persona: il modo in cui organizza, comunica, decide, regge la pressione e trasforma ciò che sa in azione.
Gestire lo stress, in questa prospettiva, significa riconoscere la pressione, ordinarla e trasformarla in una risorsa più funzionale, meno dispersiva e più sostenibile.
Qualcuno potrebbe pensare: “Se uno studente è bravo, deve farcela da solo”. Cosa risponderesti?
Risponderei che chiedere un supporto non significa essere meno capaci. Anzi, parafrasando un famoso detto africano, se è vero che da soli si va veloci, insieme si va lontano.
Spesso riguarda proprio gli studenti più preparati: persone che hanno risorse, talento e senso di responsabilità, ma che faticano a usare tutto questo nei momenti di maggiore pressione.
Anche nello sport, nella musica, nella ricerca e nelle professioni ad alta complessità, essere accompagnati non riduce il valore della persona, lo rende più esprimibile, dà più lucentezza al diamante.
Lo Student Coaching lavora proprio su questo: non sostituisce lo studente, ma lo accompagna a usare meglio ciò che possiede già.
Uno studente può avere molte risorse e, allo stesso tempo, avere bisogno di uno spazio in cui imparare a organizzarle, proteggerle e renderle operative.
Quale valore può generare lo Student Coaching per lo studente, per l’università e per il futuro professionale?
Il valore dello Student Coaching va oltre il singolo esame e impatta nella società in modo sistemico.
Aiuta lo studente a conoscersi nel modo in cui affronta le sfide.
Lo studente di oggi che prepara esami, tesi o colloqui, sta costruendo anche il proprio modo di decidere, comunicare, gestire pressione, errori, aspettative e complessità.
Ed è qui che il concetto di “imparare a imparare”, richiamato dalla Professoressa Paola Girelli, diventa centrale: lo studente sviluppa un rapporto più evoluto con il proprio apprendimento, utile per superare una prova e per continuare a crescere lungo tutto il percorso personale e professionale.
Per l’università, questo significa contribuire alla formazione di studenti capaci di acquisire conoscenze e trasformarle in decisioni responsabili, relazioni efficaci e azioni consapevoli.
In questa prospettiva, il progetto di Student Coaching può essere integrato anche attraverso progetti pilota mirati, come spazio complementare all’offerta formativa. Un progetto pilota permetterebbe di sostenere e osservare, in modo circoscritto, passaggi delicati: ingresso all’università, scelta del percorso, sessioni d’esame, gestione dello stress, comunicazione, organizzazione delle energie e transizione verso il lavoro.
Dal settembre 2021, il progetto di Student Coaching si è sviluppato proprio in questa direzione: dall’esperienza diretta con studenti, professionisti e persone impegnate in attività di studio, insieme al confronto con mentori e professionisti del Coaching Strategico.
C’è un ultimo messaggio che vuoi donare a chi legge?
Una celebre frase tradizionalmente attribuita a Plutarco afferma:
“La mente non è un vaso da riempire, ma un fuoco da accendere.”
Lo studio è un allenamento alla vita, meno accumulo di conoscenze, più capacità di gestire meglio sé stessi nei momenti che contano.
Lo studente di oggi sarà l’imprenditore, il genitore, il medico, il manager, il lavoratore di domani E il modo in cui impara a gestirsi oggi può diventare una risorsa preziosa per tutta la vita.
Come ci ricorda il Professore Giorgio Nardone nella sua opera “Cambiare sé stessi” : “Ogni problema che non riusciamo a risolvere ha spesso una storia semplice: abbiamo trovato una soluzione che funzionava e l’abbiamo ripetuta fino a trasformarla in una trappola. Così, proprio le nostre migliori si trasformano nel limite che ci blocca, intrappolandoci in schemi che continuiamo ad alimentare senza accorgercene. Uscirne non significa fare di più, ma fare qualcosa di diverso, interrompendo quel meccanismo invisibile che ci tiene fermi.”
Bibliografia e sitografia
www.universityworldnews.com
Imparare ad imparare da Paola Girelli su Linkedin
Nardone, G., Cambiare sé stessi, Manuale di Coaching Strategico, ROI EDIZIONI, Pioltello (Milano), 2026.
Questo articolo è stato redatto dal
Dott. Pagano Emmanuel
Mental Coach
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